NEFERTITI

Alexandros Models

Pittura ad acrilici, olio e inchiostri tipografici


Il busto raffigura Nefertiti ed è una copia dell’originale esposto al museo di Berlino.

Nefertiti, 1370 a.C. circa – Amarna, 1330 a.C. circa, era la moglie del faraone Akhenaton, senz’altro uno dei personaggi più affascinanti del Nuovo Regno. Molto si è discusso sulla bellezza di Nefertiti, sulle sue origini e recentemente alcuni hanno perfino messo in dubbio l’autenticità del famoso ritratto. Il busto di Nefertiti esposto al Museo di Berlino è una piccola scultura alta cinquanta centimetri. Fu ritrovato ad Amarna il 6 dicembre 1912 da una squadra tedesca diretta da Ludwig Borchardt. Il luogo della scoperta è singolare: la bottega dello scultore Thutmosi. La scultura è un modello incompiuto, lasciato a metà dall’artigiano quando partì per Tebe. La particolarissima corona indossata da Nefertiti sui bassorilievi amarniani permette di identificarla con sicurezza. La sottigliezza del collo, la purezza del viso, la dolcezza e la serenità dell’espressione testimoniano l’abilità dello scultore e la bellezza della regina.
Un altro ritratto di Nefertiti è conservato al Museo del Cairo e fu scoperto dall’inglese Pendlebury durante la campagna di scavo del 1932-33, nel sito di El Amarna. Questa testa scolpita, con le pupille non incastonate, che doveva far parte di una statua, è carica di intensità spirituale: una vera seguace della luce che contempla la divinità, al di là del mondo delle apparenze. Nessuna iscrizione permette di identificarla formalmente con Nefertiti, benché gli storici dell’arte siano concordi nel riconoscervi la sposa di Akhenaton. Nefertiti è Ncferet-Ity,  “la bella è arrivata”. Questa “bella” è la dea lontana che, dopo aver lasciato il Sole creatore, è partita per il deserto della Nubia. Senza di lei le Due Terre sono condannate alla sterilità e alla desolazione. Grazie all’intervento degli dei, in particolare di Thot e di Shu, la dea lontana ritornerà in Egitto, e la natura e tutti gli esseri viventi conosceranno di nuovo la felicità. Nefertiti è l’incarnazione di questa dea che viene o, più esattamente, che ritorna per elargire il suo amore al faraone, affinché risplenda come un Sole. Amore celeste e Maat, la Regola eterna, al tempo stesso, ella ricrea la luce e protegge il re incaricato di farla risplendere sulla terra. Tale era, del resto, il ruolo fondamentale di tutte le regine d’Egitto. Poiché il culto del momento era imperniato su Aton, Nefertiti si chiamava anche “perfetta è la perfezione di Aton”. Grazie a lei sorgeva il disco del Sole, il cui amore per la regina raddoppiava al momento del tramonto. Nel grande tempio di Aton si trovavano alcune statue della dea Nefertiti alle quali venivano rivolte preghiere perché ella continuasse a rendere rigogliose le Due Terre. Volendo affermare la potenza della luce di Aton, Akhenaton trascurò i misteri di Osiride. Bisognava pure, però, che i riti di resurrezione venissero compiuti e, in particolare, che le quattro dee poste agli angoli del sarcofago reale (fracui Iside e Nefti) recitassero le litanie magiche. Fu Nefertiti a prendere il loro posto. La scena di adorazione della tomba di Ipy vede riuniti, secondo il rituale amarniano, il re, la regina e la loro figlia nell’atto di venerare il Sole divino i cui raggi terminano con mani che trasmettono la vita. C’è un particolare sorprendente: Nefertiti innalza verso Aton un vassoio, sul quale sitrovano i nomi degli dei iscritti in un cartiglio, e una statuetta di una regina seduta, che rivolge una preghiera a questi nomi divini, una regina che è Nefertiti stessa! E chiaro che si tratta della rappresentazione di una Nefertiti divinizzata, il Sole femminile che dona la vita.

Tratto da https://www.aton-ra.com/egitto/faraoni-egizi/nefertiti.html


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